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incesto

Estate ardente


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
27.03.2026    |    518    |    1 8.0
"Nicole sentì il calore diffondersi dentro di sé, il suo corpo che rispondeva con un altro orgasmo, meno intenso ma altrettanto devastante, le gambe che cedevano sotto di lei..."
Nicole e Angelo si abbandonano a
un'intensa sessione di sesso, esplorando i
limiti del piacere e del dolore. Tra orgasmi
violenti e confessioni sussurrate, la loro
relazione proibita si intensifica,
promettendo una settimana
indimenticabile.
Il sole del pomeriggio filtrava attraverso le persiane semiaperte, disegnando strisce dorate sulla pelle ancora
sudata di Nicole. Era distesa sul divano di vimini, le gambe aperte in un invito silenzioso, le labbra gonfie per i
morsi e i baci, gli occhi semichiusi ma brillanti di una luce maliziosa. Angelo, seduto accanto a lei con i pantaloni
abbassati sulle cosce, si passava una mano tra i capelli grigi, ancora ansimante. Il suo cazzo, semi-duro
nonostante gli orgasmi ripetuti, luccicava di saliva e sperma residuo, la punta arrossata e sensibile.
"Allora, zio…" La voce di Nicole era un sussurro roco, quasi un ringhio. Si sollevò sui gomiti, lasciando che il sole
illuminasse i segni rossi sulle sue cosce, dove le dita di Angelo l’avevano afferrata con forza. "Questo è solo
l’inizio, vero?" Non aspettò una risposta. Con un movimento fluido, si chinò in avanti, afferrando il suo cazzo tra
le dita e strizzandolo con una pressione calcolata. Angelo sussultò, un gemito strozzato che si trasformò in un
respiro affannoso quando lei passò il pollice sulla fessura umida, raccogliendo una goccia di pre-sperma e
portandola alle labbra. "Mmm… ancora salato." Lo leccò lentamente, gli occhi fissi nei suoi, sfidandolo.
Angelo non resse. Con un movimento brusco, la spinse indietro sul divano, il corpo di lei che rimbalzava contro i
cuscini con un gemito sorpreso. "Piccola puttana," ringhiò, la voce rauca. "Non ti basta mai, eh?" Le afferrò le
caviglie, spalancandole con forza, esponendo la sua figa già gonfia e lucida, i labbra ancora tremanti per
l’orgasmo precedente. Nicole rise, un suono basso e sporco, mentre lui si abbassava tra le sue gambe, la lingua
che usciva a lambire l’aria calda prima di tuffarsi tra le sue pieghe. "Ah—! Zio, cazzo—!" Le dita di lei si
aggrapparono ai suoi capelli, tirandoli con forza mentre la sua bocca si chiudeva attorno al suo clitoride,
succhiando con una pressione che la fece inarcare dal divano.
Non ci fu preambolo, non ci fu dolcezza. Angelo la divorò come se volesse marchiarla dall’interno, la lingua che si
muoveva in cerchi stretti, i denti che graffiavano appena la pelle sensibile. Nicole ansimava, le cosce che
tremavano, i fianchi che si sollevavano incontro alla sua bocca, cercandone di più, sempre di più. "Sì, così…
leccami come se fossi l’ultima cosa che mangi, zio…" Le parole le uscirono a scatti, interrotte da gemiti quando
lui infilò due dita dentro di lei, curvandole contro quel punto che la faceva impazzire. "Dio, sto per— sto per—!"
Non finì la frase. Il suo corpo si tese, le dita dei piedi si contrassero, e poi venne, squirtando violento contro la

sua bocca, i fluidi caldi che gli colavano sul mento, sul collo, macchiando le lenzuola sotto di lei.
Angelo non si fermò. Continuò a leccare, a succhiare, bevendo ogni goccia di lei come se fosse l’acqua che lo
avrebbe salvato dalla disidratazione. Solo quando i tremiti di Nicole si furono ridotti a scosse deboli, si sollevò, il
viso lucido, gli occhi iniettati di sangue. "Adesso," disse, la voce un growl animalesco, "ti scopo quel buco stretto
finché non urli." Non aspettò il suo assenso. Si alzò in piedi, il cazzo ora completamente duro, pulsante, e afferrò
Nicole per i fianchi, trascinandola verso il bordo del divano. Lei si voltò immediatamente, presentandogli il culo,
le mani che si aggrappavano allo schienale, la schiena inarcata in un’offerta silenziosa.
"Aspetta—" Nicole si morse il labbro, sentendo la punta del suo cazzo premere contro il suo ano, ancora
sensibile dalla volta precedente. "Non… non così subito. Ho bisogno che tu mi prepari, zio. Altrimenti mi
strappi." Angelo emise un suono frustato, ma obbedì. Spinse due dita dentro la sua figa, raccogliendo la sua
umidità, poi le portò indietro, lubrificando l’entrata stretta con movimenti circolari, lentissimi, sadici. "Così va
bene, puttana?" le chiese, la voce un filo di seta tesa sul punto di spezzarsi. "O vuoi che ti faccia male?"
Nicole rise, un suono rotto. "Entrambi." E fu quello il segnale. Angelo non perse tempo. Con un colpo secco dei
fianchi, la penetrò, il suo cazzo che si faceva strada dentro di lei con una resistenza che lo fece gemere. "Cazzo,
sei stretta…" Le mani si chiusero sui suoi fianchi, le dita che affondavano nella carne, lasciando nuovi lividi.
Nicole ansimava, il respiro spezzato, il dolore che si mescolava al piacere in un cocktail che le faceva girare la
testa. "Muoviti, zio… per favore, muoviti…" Lui ubbidì. Iniziò a spingere, dapprima con colpi lenti, profondi, che le
facevano sentire ogni centimetro di lui dentro di sé. Poi, quando i gemiti di lei diventarono urla, aumentò il
ritmo, il divano che scricchiolava sotto di loro, minacciando di cedere.
"Di’ che sono io il tuo uomo," ringhiò Angelo, il sudore che gli colava lungo la schiena, i muscoli delle braccia tesi
per lo sforzo. "Di’ che questo cazzo è tuo." Nicole rise, un suono isterico, mentre lui la martellava senza pietà. "È
mio, è mio, cazzo—! Solo il mio zio sa come fottermi così—!" Le parole si trasformarono in un urlo quando lui la
penetrò con un colpo particolarmente violento, il suo cazzo che sfiorava quel punto dentro di lei che la faceva
vedere le stelle. "Sto per venire…" avvertì Angelo, la voce strozzata. "Dove lo vuoi, puttana?"
Nicole non esitò. "Dentro. Riempimi quel buco, zio. Voglio sentirti colare fuori per giorni." Fu quello il suo limite.
Angelo gemette, un suono gutturale, e poi venne, le palle che si contraevano violentemente mentre svuotava
ogni goccia di sé dentro di lei, riempiendola fino all’orlo. Nicole sentì il calore diffondersi dentro di sé, il suo
corpo che rispondeva con un altro orgasmo, meno intenso ma altrettanto devastante, le gambe che cedevano
sotto di lei.
Collassarono insieme sul divano, i corpi appiccicati di sudore e sperma, i respiri sincronizzati in una danza
affannosa. Fuori, il sole cominciava a tramontare, tingendo il cielo di sfumature arancioni e viola. Nicole si girò
verso di lui, un sorrisetto pigro sulle labbra. "Sai una cosa, zio?" gli chiese, tracciando con un dito una linea lungo
il suo petto sudato. "Credo che questa settimana sarà la migliore della mia vita." Angelo rise, un suono stanco ma
soddisfatto, e le strinse un seno, il pollice che sfiorava il capezzolo già duro. "E noi siamo solo all’inizio, piccola
troia." Le sue parole erano una promessa. E entrambi sapevano che l’avrebbe mantenuta.
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